Menopausa: un nuovo progetto di vita

Cos’è la menopausa?

-E’ un nuovo momento della vostra vita che comincia dopo la cessazione ciclo mestruale. E’ il risultato della cessazione della produzione di ormoni da parte delle ovaie.

Un nuovo inizio.

-Molte donne dicono che “la vita comincia di nuovo” dopo la menopausa. Questa è la vostra occasione. Con meno preoccupazioni per i bambini potete fare di più per voi stesse.

Quando succede?

-Non si può saperlo con certezza. Ogni donna è diversa. In molte donne la menopausa comincia intorno ai 50 anni, in altre intorno ai 40, in alcune anche intorno ai 30. In genere si avvicina all’età in cui l’ha avuta vostra madre.

E’ un processo lento.

-La menopausa naturale dura in genere 3-5 anni ed è completa quando la donna non ha mestruazioni per almeno 12 mesi consecutivamente.

La menopausa chirurgica.

-E’ la conseguenza dell’asportazione delle ovaie, a volte rimosse quando anche l’utero viene asportato (isterectomia).   L’utero può essere asportato per la presenza di cancro o di fibromi, ma la sua asportazione da sola, se le ovaie vengono conservate, non causa la menopausa.

Devo affrontare la menopausa da sola?

Non preoccupatevi, ci sono molte possibilità di aiuto:

-la vostra famiglia e gli amici possono aiutarvi: ricordatevi, della menopausa se ne può parlare;

-ogni giorno migliaia di donne affrontano i problemi della menopausa e voi con loro potete aiutarvi a condividendo idee e problemi;

-l’inizio della menopausa è una buona occasione per una visita dal vostro medico o dallo specialista che si occupa di questi problemi: durante questa visita parlate di quello che avete bisogno e di quello che potete fare per mantenere un’ottima salute.

MENOPAUSA: UN NUOVO INIZIO

Cercate del tempo per voi stesse.

La maggior parte delle donne ha passato anni ad occuparsi di altre persone.   Il tempo della menopausa è una occasione per incominciare ad occuparvi di voi.   Aggregatevi ad un gruppo di persone per fare attività fisica.   Iniziate un nuovo hobby.   Fate un viaggio.    Iniziate un corso per apprendere qualche cosa di nuovo.   Passate più tempo con la vostra famiglia o gli amici.   Trovate il tempo per fare le cose che avreste sempre voluto fare.

Cercate di ridere molto.

Un buon senso dell’umorismo aiuta sempre durante i momenti difficili.    Ridere aiuta a ridurre lo stress e  anche a migliorare la vostra salute.

State attive e in salute.

Mangiate bene, fate esercizio e non fumate. Questo vi manterrà sane. Tanto più sane sarete tanto più felici vi sentirete non solo ora , ma anche in futuro.

Parlatene con il vostro medico.

Il vostro medico e i vostri specialisti possono essere di grande aiuto per affrontare i problemi della menopausa.   Cercate di conoscerli e di chiarirli, chiedete se:

-con i vostri sintomi, avete necessità di un trattamento?

-quali sono i vostri rischi di avere le ossa deboli e una  malattia cardiovascolare nel corso degli anni?

-cosa potete fare ora per ridurre questi rischi?

Il Dottor Mario Salvi è Specialista in Endocrinologia e in Medicina Nucleare e tratta pazienti con malattie tiroidee (ipertiroidismo, ipotiroidismo e gozzo). Si occupa anche di Endocrinologia della donna, gestendo le malattie tiroidee durante la gravidanza, la sindrome dell’ovaio policistico e le patologie correlate alla menopausa, tra cui l’osteoporosi.

Lo Studio Medico Specialistico del Dottor Mario Salvi si trova a Bergamo in Via Frizzoni 23, vicino al centro cittadino, e uno studio a Milano in via Marco Polo 8, zona Repubblica.

Per prenotare una visita presso lo Studio Medico Specialistico puoi chiamare i numeri che trovi a fondo pagina oppure inviare un’email a mario@mariosalvinet.it

L’ipotiroidismo è una condizione che si associa a problemi clinici significativi nella donna che deve affrontare una gravidanza, dalla fase del concepimento a quella del post-partum.

  1. Vi è una ridotta fertilità nelle donne in cui l’ipotiroidismo non è corretto associata ad un aumento del tasso di abortività. E’ pertanto importante valutare la funzionalità tiroidea nelle donne che devono affrontare una gravidanza, in particolare in quelle con documentata patologia tiroidea già conosciuta. E’anche utile eseguire uno screening nelle donne in cui sia nota una famigliarità per tireopatia, specialmente autoimmune, ma anche nelle donne in cui sia stata fatta diagnosi di altra patologia autoimmune. Tale screening si dovrebbe basare sul dosaggio di TSH reflex e degli anticorpi antitiroidei. Utile un dosaggio di FT4 in occasione del primo screening della funzione tiroidea, per escludere la possibilità di un ipotiroidismo centrale.
  2. L’ipotiroidismo durante la gravidanza induce problemi sia nella donna che nel feto. La donna può incorrere in un parto prematuro o anche in un aborto nella prima parte della gravidanza, mentre nel terzo trimestre vi è un aumento del rischio di gestosi- preeclampsia. Nel feto vi è un rischio aumentato di natimortalità oppure di un modesto deficit intellettuale.
  3. Nel post-partum la disfunzione tiroidea può aggravarsi transitoriamente (sindrome della tiroidite post-partum) o in modo definitivo. In alcuni casi l’ipotiroidismo può virare verso un ipertiroidismo caratteristico della malattia di Graves.

Gravidanza e ipotiroidismo in terapia sostitutiva

La terapia sostitutiva con L-Tiroxina va instaurata o modificata durante le fasi della gravidanza per evitare l’ipotiroidismo secondo le seguenti indicazioni:

  1. Nelle pazienti che prima della gravidanza risultano positive allo screening con diagnosi di tiroidite autoimmune eutiroidea (TSH normale e positività degli anticorpi antiTPO) la terapia va comunque incominciata prima del concepimento, se possibile, per evitare che la paziente diventi ipotiroidea al momento dell’impianto dell’embrione. Si potrebbe iniziare con 25 ug di L-tiroxina fino al momento del concepimento e poi raddoppiare subito la dose a 50 ug, eseguendo un controllo di TSH e FT4 appena possibile entro la 8° settimana.
  2. Nelle pazienti ipotiroidee già in trattamento con L-tiroxina, la dose va aumentata al momento della diagnosi di gravidanza per prevenire l’ipotiroidismo soprattutto nelle prime settimane. In genere la dose sostitutiva in gravidanza viene aumentata subito del 25% e nel giro di 6-8 settimane fino al 50% della dose pre-gravidanza.
  3. Il monitoraggio della funzione tiroidea in gravidanza nelle donne ipotiroidee andrebbe eseguito ogni 6-8 settimane: è importante che venga sempre eseguito anche il dosaggio di FT4, oltre a quello del TSH, per monitorare il rischio di ipotiroxinemia.
  4. La dose di L-tiroxina verrà poi ridotta dopo il parto in genere ritornando alla dose pregravidanza, ma mantenendola più alto del 20-30% se la donna decide di instaurare l’allattamento materno. Alla 6-8° settimana dopo il parto utile eseguire dosaggio di TSH e FT4 per rimodulare la terapia ed escludere l’insorgenza della tiroidite del post-partum.

Il Dottor Mario Salvi, Specialista in Endocrinologia e in Medicina Nucleare tratta pazienti con malattie tiroidee (ipertiroidismo, ipotiroidismo e gozzo) e in particolare è specializzato nella diagnosi e terapia dell’oftalmopatia basedowiana o di Graves (esoftalmo).

Si occupa anche di Endocrinologia della donna, gestendo le malattie tiroidee durante la gravidanza, la sindrome dell’ovaio policistico e le patologie correlate alla menopausa, tra cui l’osteoporosi.

Lo Studio Medico Specialistico del Dottor Mario Salvi si trova a Bergamo in Via Frizzoni 23, vicino al centro cittadino, e uno studio a Milano in via Marco Polo 8, zona Repubblica.

Per prenotare una visita presso lo Studio Medico Specialistico puoi chiamare i numeri che trovi a fondo pagina oppure inviare un’email a mario@mariosalvinet.it

Perché ci si ammala del morbo di Graves-Basedow?

La causa della malattia di Graves-Basedow non è conosciuta e non è possibile nemmeno predire quali soggetti siano più predisposti a svilupparla. Si sa che è una malattia autoimmune in cui la produzione aberrante di autoanticorpi diretti contro la cellula tiroidea causa l’ipertiroidismo. Tali anticorpi sono misurabili nel sangue dei pazienti e si definiscono anticorpi anti-recettore del TSH.

Perché in alcune forme di questa patologia si associa l’esoftalmo?

L’esoftalmo, o oftalmopatia basedowiana o di Graves, è una manifestazione clinica extratiroidea della malattia di Graves presente a vario grado nel 50-80% dei pazienti. Non si conoscono né la causa né le ragioni per cui l’oftalmopatia si associa all’ipertiroidismo. E’ ipotizzabile che vi siano delle reazioni immunologiche incrociate tra alcune proteine componenti il tessuto tiroideo e altre dei tessuti orbitali, in particolare i muscoli oculari, il grasso e il tessuto connettivo retro-orbitario. Una volta iniziata, la manifestazione clinica orbitale evolve in modo indipendente, presentandosi a volte anche nei pazienti con funzione tiroidea normale o dopo intervento chirurgico di tiroidectomia. Sembrerebbe che l’oftalmopatia compaia nei pazienti che hanno un coinvolgimento immunologico maggiore a carico della tiroide, caratterizzato da valori di anticorpi anti-recettore del TSH più elevati, anche se tali anticorpi non sono probabilmente la causa della malattia oculare.

E’ importante l’intervento di un oculista ?

La stretta collaborazione tra lo specialista endocrinologo e oftalmologo è assolutamente necessaria per la gestione del paziente con oftalmopatia. Innanzitutto per inquadrare la diagnosi della malattia e per la definizione dei gradi di gravità e di attività infiammatoria. Successivamente per programmare gli interventi chirurgici correttivi ai muscoli oculari e alle palpebre. E’ necessario che sia l’endocrinologo che l’oftalmologo valutino il paziente secondo un protocollo di studio condiviso e in linea con i criteri definiti dal Gruppo di Studio sull’Oftalmopatia di Graves dell’Associazione Europea della Tiroide (EUropean Group On Graves’ Orbitopathy – EUGOGO), che permette di determinare i parametri clinici appropriati per l’indicazione alla terapia con immunosoppressori o chirurgica correttiva. La standardizzazione dei parametri di valutazione dell’oftalmopatia è la condizione necessaria per poter gestire la malattia secondo criteri clinici comprovati da studi multicentrici internazionali che si basano su casistiche di pazienti ampie e significative.

Come si può intervenire quando un paziente presenta un esoftalmo significativo? Quali cure si possono attivare?

Non esiste una terapia specifica per l’oftalmopatia, dal momento che non si conoscono le cause della malattia. E’ però possibile fare molto per il controllo dei sintomi e segni clinici nei pazienti affetti. Innanzitutto ciò che è essenziale è il monitoraggio clinico continuo del paziente, da parte sia dell’endocrinologo che dell’oftalmologo, per definire la tempistica di intervento, che è il passo fondamentale in questa malattia. In presenza di sintomi e segni iniziali infiammatori lievi dell’occhio, possono essere utili lacrime artificiali e gel lacrimali e misure conservative come la protezione degli occhi dall’esposizione a sole e vento, soprattutto nei casi in cui la retrazione delle palpebre è spiccata e quindi la parte anteriore dell’occhio è più esposta.

Quando compare diplopia o si accerta il coinvolgimento infiammatorio dei muscoli oculari si programma una terapia immunosoppressiva con corticosteroidi per os o endovena. La somministrazione endovena di solito è più efficace e produce meno effetti collaterali. Questa terapia può migliorare la diplopia e prevenire un’ulteriore evoluzione dell’oftalmopatia verso gradi più gravi. In alternativa agli steroidi sono ora disponibili alcuni farmaci immunomodulatori recentemente introdotti nella pratica clinica in altre malattie autoimmuni, soprattutto l’artrite reumatoide. Tra questi il rituximab, che agisce provocando l’eliminazione di linfociti B dalla circolazione del sangue, si è dimostrato efficace forse anche più del cortisone in studi clinici molto recenti. Alla terapia immunosoppressiva con steroidi si può associare la radioterapia orbitaria che può aumentarne l’efficacia terapeutica. Nei casi in cui si accerta una progressione dell’oftalmopatia verso una neuropatia ottica acuta, da compressione del nervo ottico all’apice orbitale dovuta all’aumento di dimensione dei muscoli oculari, o nei casi di proposi oculare marcata, superiore a 23-24 mm, che residua dopo stabilizzazione clinica della malattia, si procede con l’intervento di decompressione orbitaria.

Quando è consigliabile, se è consigliabile, l’intervento della decompressione?

L’intervento di decompressione orbitaria modifica il rapporto tra il contenuto dell’orbita, che aumenta di volume in seguito alle reazioni infiammatorie dei tessuti orbitali caratteristiche dell’oftalmopatia, e il contenitore orbitale che, essendo costituito da pareti ossee, è inestensibile. La decompressione orbitaria aumenta il volume del contenitore attraverso la rottura di alcune delle pareti ossee orbitali. Come risultato si ottiene un riposizionamento del globo oculare nell’orbita e una riduzione dell’esoftalmo (proptosi) dell’occhio verso l’esterno e una riduzione degli effetti compressivi dei muscoli oculari sul nervo ottico.

Per queste ragioni la decompressione orbitaria rappresenta l’unica opzione disponibile nel caso di una compromissione acuta del nervo ottico nei casi più severi di oftalmopatia, che altrimenti porterebbe alla riduzione della capacità visiva fino anche alla cecità.

L’intervento di decompressione orbitaria può anche essere eseguito dopo la fase attiva dell’oftalmopatia, per la correzione della proptosi oculare che ne residua e che modifica in modo definitivo l’aspetto del paziente e la propria percezione di sé.

Come deve essere seguito nel tempo un paziente affetto dal morbo di Graves-Basedow?

Il programma di follow-up clinico di un paziente con malattia di Graves-Basedow varia a seconda che abbia o non abbia associata l’oftalmopatia.

Se il paziente non ha oftalmopatia, l’obbiettivo della terapia e del monitoraggio clinico è il controllo dell’ipertiroidismo con la terapia medica oppure con l’ablazione tiroidea tramite intervento chirurgico di tiroidectomia o trattamento radiometabolico con radioiodio. In assenza dei segni clinici oculari caratteristici è sufficiente l’intervento del solo endocrinologo.

Se il paziente è affetto da oftalmopatia, anche solo in una forma iniziale, è essenziale l’intervento dell’oftalmologo e dell’equipe di specialisti dedicati all’interno di un centro preposto, per definire l’evoluzione della malattia oculare e le necessità di terapia nei tempi adeguati. Controlli ottimali devono essere programmati ogni 3 mesi circa, o più spesso se il paziente viene sottoposto a terapia immunosoppressiva.

Dr. Mario Salvi

Segretario, European Group on Graves’ Orbitopathy (EUGOGO)

Centro Oftalmopatia Basedowiana, Endocrinologia,

Fondazione Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, IRCCS

Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità

Università di Milano

via Sforza, 35

20122 Milano

www.mariosalvinet.it

Il dottor  Salvi sta conducendo diversi studi clinici in cui vengono sperimentati nuovi farmaci immunosoppressori per l’Oftalmopatia Basedowiana. I pazienti che hanno una oftalmopatia in fase attiva possono essere reclutati per essere inseriti in questi studi e l’equipe del Dottor Salvi è disponibile a valutare per ogni paziente l’opportunità di questi trattamenti. Gli studi sono finanziati da Glaxo Smythe and Kline (BAFFI-2016-2020), Horizon Pharma (Teprotumumab in Graves’ Orbitopthy 2017-2019); Roche Italia (TOGO 2019-2022).